Il divario pensionistico di genere: soluzioni e proposte del Parlamento Europeo

Il divario pensionistico di genere: soluzioni e proposte del Parlamento Europeo

21/07/2017

Nell'Unione europea, le donne guadagnano circa il 16% in meno rispetto agli uomini, ma la situazione peggiora in termini di retribuzione pensionistica, dove la differenza arriva quasi al 40%.

Il divario pensionistico di genere, che può essere definito come la differenza tra la pensione media percepita (al lordo dell'imposizione fiscale) dalle donne e quella percepita dagli uomini, per la fascia di età degli over65, era del 38% nel 2012, del 39,4 % nel 2014 e negli ultimi 5 anni ha registrato un incremento in metà degli Stati membri. Tale divario, nel 2014, era maggiore (oltre il 40%) nella fascia di età dei 65-74 anni rispetto alla media degli over65, principalmente a causa della possibilità di trasferimento dei diritti in alcuni casi, come la vedovanza. Nel 2014, il divario medio delle pensioni nell'UE nascondeva, comunque, grandi disparità tra gli Stati membri: procedendo a una confronto, il divario pensionistico di genere minore era pari al 3,7% (Estonia) e quello maggiore era pari al 48,8% (Cipro), mentre il divario era superiore al 30% in 14 Paesi EU28.

Il divario pensionistico tende ad aggravare la situazione delle donne in termini di vulnerabilità economica e le espone al rischio di esclusione sociale, di povertà permanente e di dipendenza economica, in particolare dal coniuge o da altri familiari. La percentuale di donne anziane a rischio di povertà ed esclusione sociale, nel 2014, era pari al 20,2 % (rispetto al 14,6 % degli uomini). Nel 2050 la percentuale di over75 a rischio di povertà raggiungerà il 30% nella maggior parte degli Stati membri.

Il 12 giugno, il Parlamento europeo si è riunito per discutere la proposta di risoluzione per una strategia dell'UE volta a eliminare e prevenire il divario tra le pensioni degli uomini e delle donne. La risoluzione è stata approvata il 14 giugno.

Per l'efficacia della strategia, il Parlamento europeo ha suggerito l'adozione di un approccio multidimensionale, combinando misure nell'ambito di politiche diverse destinate a migliorare la parità di genere, con una prospettiva sulle pensioni che consideri tutto l'arco della vita, anche lavorativa, di una persona e che affronti le disuguaglianza in termini di occupazione, carriera e possibilità di versamento dei contributi. La diseguaglianza di genere nei salari (divario salariale di genere), infatti, nell'UE, nel 2014, era pari al 16,3 %. Questo divario è principalmente dovuto alle differenze nel mercato del lavoro e agli squilibri esistenti tra la situazione degli uomini e delle donne per quanto riguarda la vita professionale e la vita familiare. Rispetto agli uomini, ci sono maggiori probabilità che le donne interrompano la carriera, abbiano contratti precari, svolgano forme di occupazione atipiche, lavorino a tempo parziale (il 32 % delle donne rispetto all'8,2 % degli uomini) o senza retribuzione, soprattutto quando si occupano dei figli e di familiari e su loro incombe la responsabilità, quasi esclusiva, dell'assistenza e dei lavori domestici. Il numero di anni di lavoro ha un effetto diretto sul reddito pensionistico: le donne che hanno una durata della carriera inferiore ai 14 anni sono vittime di un divario pensionistico di genere due volte maggiore (64 %) di quello delle donne con una carriera più lunga (32%).

Alcune delle proposte votate, al fine di affrontare il divario pensionistico di genere, sono state:

  • la riduzione delle diseguaglianze tramite la lotta alla discriminazione e agli stereotipi che bloccano l'accesso al mondo del lavoro, in particolare attraverso l'istruzione;
  • incentivi offerti alle donne per lavorare più a lungo e con interruzioni di carriera più brevi;
  • crediti pensionistici per uomini e donne come forma di indennità per la cura di bambini o familiari;
  • il miglioramento generale dell'equilibrio tra vita privata e professionale e incentivi per gli uomini ad utilizzare i congedi parentali e di paternità;
  • l'accesso a strutture di assistenza locali, di qualità e accessibili anche sul piano economico, per bambini, anziani e altre persone a carico;
  • rilevamenti statistici più accurati, con una migliore rilevazione e un miglior monitoraggio dei dati.
Torna alle notizie