Accordo sulle pensioni: aspettiamo risposte

Accordo sulle pensioni: aspettiamo risposte

10/10/2017

Il Ministro Poletti, con il Consigliere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno incontrato i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali, sul tavolo: introduzione della pensione di garanzia per i giovani, che hanno iniziato a lavorare dopo il 31/12/1995, che prevede la riduzione della soglia del trattamento pensionistico minimo maturato (da 1,5 a 1,2 volte l'assegno sociale) dell'importo necessario, con venti anni di anzianità, per conseguire, all'età stabilita, l'accesso alla pensione ( 537 euro di oggi), inoltre colore che non hanno altri redditi, potranno cumulare questa pensione più facilmente con parte dell'assegno sociale perché la pensione conterà non più per due terzi ai fini del requisito per accedere all'assegno stesso ma il 50%. Gli assegni, secondo i calcoli del Governo, potranno così salire intorno a euro 660 al mese. Ricordiamo che oggi per le pensioni del sistema contributivo non è prevista alcuna integrazione al minimo. “E' però necessario, come affermato dal Segretario Confederale Cisl Maurizio Petriccioli, rimuovere anche il vincolo che lega la possibilità di pensionamento nel contributivo a 63 anni e sette mesi al raggiungimento di un importo minimo della pensione pari a 2,8 volte il valore dell'assegno sociale ed eliminare l'aggancio dei requisiti pensionistici all'aspettativa di vita, perché nel sistema contributivo i lavoratori vengono doppiamente penalizzati dato che l'aspettativa di vita incide sia sull'allungamento dei requisiti pensionistici sia sul calcolo della pensione attraverso la riduzione periodica dei coefficienti di trasformazione”; rilancio della previdenza integrativa che resta fondamentale sia per conseguire pensioni più adeguate, sia per offrire un'opportunità per chi vuole utilizzare RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) ai fini dell'anticipo pensionistico, sia infine una potenzialità per far crescere gli investimenti nell'economia reale del nostro Paese.

Nel successivo incontro del 7 settembre sono stati sviluppati i temi: riconoscimento ai fini previdenziali del lavoro di cura familiare, ruolo svolto in prevalenza dalle donne che per questo dedicarsi alle cure familiari hanno carriere discontinue e di conseguenza maturano assegni pensionistici più bassi rispetto agli uomini. Da una prima valutazione delle domande inviate all'INPS per l'accesso all'Ape Sociale quelle presentate dalle donne sono appena il 30% del totale, Il Ministro del Lavoro, al fine di aumentare del circa il 10% la platea femminile ha proposto di riconoscere alle donne, per l'accesso all'APE Sociale, contributi figurativi di 6 mesi per ogni figlio fino a un massimo di 2 anni. Questa proposta pur essendo stata commentata favorevolmente, in quanto riconosce il valore sociale della maternità, non risponde alle richieste dei Sindacati relativamente alla valorizzazione del lavoro di cura, per il quale si chiede il riconoscimento di contributi figurativi per gli uomini e le donne che lo svolgono. Il Ministro nel chie dere ai Sindacati una proposta, valutata economicamente, propone di utilizzare come base di calcolo gli attuali beneficiari della L.104 e si impegna a fornire alle organizzazioni sindacali i dati necessari per una puntuale valutazione dei costi relativi. L'incontro è stato anche l'occasione per valutare i primi effetti dell'APE Sociale le cui domande pervenute all'INPS sono circa 66.000, 6.000 in più di quanto previsto dal Governo, si è quindi discusso sull'ipotesi di ridurre il requisito contributivo richiesto per le donne ed estendere la misura anche ai disoccupati che non abbiano accesso alla Naspi. Il Governo ha affermato che in caso di allargamento della platea saranno rivisti in aumento i fondi stanziati per tale finalità; rivalutazione delle pensioni in essere con la richiesta da parte dei Sindacati dell'anticipo al 2018 del ritorno ai meccanismi, più favorevoli per i pensionati, di rivalutazione previsti dalla legge Prodi (L.388/2000). Per il Governo va invece mantenuta ferma la data di gennaio 2019 come già previsto dagli accordi; ricostituzione del montante delle pensioni: il Governo chiede di rinviare la verifica del punto in questione a dopo il 24 ottobre p.v. data di esame da parte della Corte Costituzionale dei ricorsi per l'incostituzionalità del decreto 65/15 L109/15 sulla rivalutazione delle pensioni. A tale proposito ricordiamo che il prossimo 24 ottobre la Corte Costituzionale esaminerà i ricorsi rinviati dai Tribunali e dalle Corti dei Conti della Penisola per valutare l'incostituzionalità del decreto 65/15 Legge 109/15 che bloccò la sentenza 70/15 emessa dalla stessa Corte Costituzionale contro il blocco disposto dalla legge di Bilancio del 2012 degli aumenti delle pensioni superiori a tre volte il minimo Inps; separazione tra Previdenza e Assistenza, separazione che renda evidente quanto la sola Previdenza incida sul PIL per l'11,3% e non già per il 16,7% come attualmente dichiarato dal Governo Italiano tramite Istat ed Eurostat e all'OCSE e quindi il rapporto sul PIL sia esattamente in linea, se non più basso, rispetto agli altri Paesi della UE. A tale proposito è stato stabilito di istituire un'apposita Commissione formata dalle organizzazioni sindacali, il Ministero del Lavoro, il MEF, l'Istat, l'Inps ed Eurostat per valutare la possibilità di separare i dati della Previdenza da quelli dell'Assistenza in base alle esigenze del Bilancio dello Stato. La stessa Commissione sarà incaricata di valutare l'opportunità di istituire ai fini del calcolo dell'inflazione un apposito paniere relativo ai consumi specifici degli anziani.

STOP all'aumento automatico dell'età pensionabile prevista dal 2019 che innalzerebbe a 67 anni l'età per la pensione, età più alta in assoluto rispetto a tutti gli altri Paesi della UE, come ha detto la Segretaria Generale della Cisl Anna Maria Furlan “Non si tratta di contrapporre le ragioni degli anziani a quelle dei giovani. Rivedere l'automatismo che lega l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita è un'iniziativa che invece va proprio a favore dei giovani” questo concetto è sostenuto dalle dichiarazioni congiunte del Presidente della Commissione Lavoro e Bilancio della Camera dei Deputati on. Cesare Damiano e dell'on. Maurizio Sacconi, già Ministro del Lavoro, oggi componente della Commissione stessa, affermazioni che si contrappongono nettamente alle esternazioni del Presidente dell'INPS Tito Boeri che ha dichiarato: ”Sull'adeguamento dell'età credo che sia fondamentale che questo avvenga in modo automatico per assicurare la sostenibilità del nostro sistema pensionistico”. Il Governo ha confermato l'intenzione di voler attendere i dati Istat sull'aspettativa di vita che saranno resi noti il prossimo mese di ottobre; esodati: il Ministro Poletti comunica che non sarà nessun'altra salvaguardia in quanto ulteriori eventuali casi saranno valutati singolarmente. Opzione Donna: il Ministro conferma lo stop al provvedimento ritenendo sufficiente e più vantaggioso per le donne stesse il ricorso all'Ape Volontaria. Sarà interessante scoprire quante di queste misure troveranno “fondi” nel DEF e poi nella legge di Bilancio 2018, alla luce delle dichiarazioni del ministro Padoan che ha affermato che “per il momento, per le pensioni, saranno messi a disposizione ben pochi fondi”, e di quelle del Ministro Poletti che ha detto che le priorità della prossima legge di Bilancio saranno “il lavoro, i giovani e il rinnovo del contratto del Pubblico Impiego” la nostra risposta in questo caso sarà compatta, noi pensionati abbiamo dato tanto, adesso pretendiamo risposte positive alle nostre richieste. (Patrizia Volponi, editoriale di Contromano n.27)

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