Fnp Piemonte

Diritti alla salute: 40 anni di SSN tra promesse mantenute e traguardi da raggiungere

11/07/2018

Oltre cento persone hanno partecipato stamattina al Convegno interregionale organizzato da Cisl e Fnp Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta in occasione dei 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale. "Scopo dell'evento è ragionare sull'evoluzione delle riforme che si sono succedute dal 1978 ad oggi, focalizzando poi l'attenzione sulle differenze tra i modelli sanitari, con particolare riferimento alle nostre tre regioni per evidenziare punti di forza e criticità e riflettere sulle priorità per le quali come sindacato dobbiamo insistere nel confronto con il Governo e le Amminsitrazioni regionali" hanno detto Alessio Ferraris, Segretario Generale Cisl Piemonte e Rosina Partelli, Segretaria Generale Fnp Cisl Piemonte, introducendo i lavori.

E sono proprio questi i punti della relazione presentata dal Paolo Arnolfo a nome del gruppo tecnico della Fnp, poi completata dagli interventi del Segretario Regionale Cisl Liguria Gian Franco Girardi, di Vincenzo Albanese (Fnp) che ha letto il contributo del Segretario Generale Cisl Valle d'Aosta Jean Dondeynaz e di Mauro Giulattini (Fp Piemonte) che ha parlato a nome di Funzione Pubblica e Cisl Medici.

Dall'analisi dei modelli sanitari delle tre regioni organizzatrici emergono alcuni dati degni di nota, a partire dalle risorse investite nel settore della salute: la spesa pro capite nel 2016 è stata di 2063€ in Liguria, 1913€ in Piemonte e 2107€ in Valle d'Aosta. Cifre superiori alla media nazionale e in linea con la media del nord Italia, ma che hanno subito un forte rallentamento negli ultimi anni: se fra il 2000 e il 2010 il tasso di crescita era superiore al 3%, tra il 2010 e il 2016 la spesa è rimasta sostanzialmente invariata.Una possibile spiegazione la si può trovare nella linea guida nazionale che prevede di spostare risorse dagli ospedali al territorio. Nuove tecniche di cura e nuovi strumenti consentono infatti ricoveri sempre più brevi per molte patologie, permettendo alla Regioni un forte risparmio di risorse. In effetti, la contrazione del numero di posti letto negli ultimi 15 anni è stata notevole: contestualmente, però, si sarebbe dovuto porre l'accento sulle cure territoriali. Non sempre però questo è avvenuto. Dal 2013 in Liguria e dal 2016 in Piemonte ampia attenzione è stata riservata alle “Case della Salute”, che dovrebbero rivitalizzare il rapporto tra i territori e i cittadini in ambito sanitario. In Piemonte più di trenta progetti sono stati avviati, altrettanti dovrebbero esserlo nei prossimi mesi: ci vorrà del tempo per valutarne l'impatto effettivo.
Uno dei maggiori problemi a cui si vorrebbe fare fronte è quello dei tempi di attesa, tema al centro dell'agenda mediatica e politica degli ultimi mesi. Nel convegno si sono riportati alcuni esempi: dai 66 giorni necessari per svolgere una visita cardiologica in alcune ASL liguri, passando per le attese superiori ai 200 giorni per le visite oculistiche in Piemonte, arrivando ai 100 giorni di attesa per una colonscopia in Valle d'Aosta.
Una difficoltà particolarmente sentita dalla popolazione, che a fronte di queste interminabili attese si trova spesso costretta a ricorrere alla sanità privata, pagando di tasca propria per avere dei servizi che dovrebbero essere garantiti dal SSN. La spesa sanitaria privata in Italia è mediamente di 560€ pro capite all'anno: una cifra superata da Liguria (591€), Piemonte (635€) e Valle d'Aosta (859€, primo posto in Italia di questa inquietante classifica). La necessità di ricorrere al settore privato acuisce le differenze sociali, creando un solco tra chi può permettersi cure più costose e chi invece è costretto ad aspettare i tempi del SSN.
Un altro tema interessante è quello della mobilità tra Regioni: molte persone scelgono di curarsi in una Regione diversa da quella in cui risiedono. Il recente conguaglio relativo agli anni dal 2013 al 2016 ci dice che all'interno del territorio nazionale si sono movimentati 4,6 miliardi di Euro. Molte, troppe le risorse che dal sud Italia migrano verso nord, contribuendo a impoverire il meridione. Ma è particolare anche la posizione di Liguria, Piemonte e Valle d'Aosta, uniche regioni del nord ad avere un saldo ampiamente negativo.

Da queste sollecitazioni ha preso spunto la tavola rotonda moderata dalla giornalista del Corriere della Sera Lorenza Castagneri, alla quale hanno partecipato Ignazio Ganga, Segretario Confederale Cisl nazionale, Loreno Coli, Segretario generale aggiunto Fnp nazionale e Antonio Saitta, Presidente Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Ganga ha immediatamente posto l'accento sui tagli per il risanamento dei conti pubblici che negli ultimi anni hanno causato un forte disinvestimento nel nella sanità con conseguenze negative sia per il servizio ai cittadini sia per i lavoratori impiegati nel settore. Coli, rifacendosi al titolo dell'iniziativa, ha ribadito come davanti alla prospettiva di una popolazione sempre più anziana parlare di "diritti alla salute" non vuol dire soltanto parlare di cura, ma anche fare un discorso serio sui temi della prevenzione. Saitta ha ricordato che il sistema sanitario è la più grande conquista sociale italiana, poichè garantisce tutela a tutti i cittadini, con una funzionalità progressiva in base alla situazione economica individuale. Perchè il diritto universale alla salute sia garantito è necessario che vi sia un forte coordinamento a livello nazionale, visto il divario tra i diversi modelli, ma soprattutto riportare la sanità al centro del dibattito politico. Per la Cisl il socio-sanitario è un tema prioritario, come lavoro e istruzione: la grande sfida è su due fronti: da un lato la presa in carico dell'utenza, in particolare dei pazienti cronici, attraverso il potenziamento della territorialità, e dall'altro la tutela dei lavoratori.  Non bisogna dimenticare infatti il blocco del turnover del personale sanitario, il problema del numero chiuso alle Facoltà di Medicina (rischiamo di non avere abbastanza medici nel prossimo futuro) e il rapporto tra infermieri e pazienti cronici che in Italia e di 6 ogni mille, mentre negli altri Paesi europei è di 13 ogni mille.

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