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Contromano

Numero 26 Maggio - Giugno 2017

É questa la denuncia dell'Europarlamento espressa in una risoluzione non vincolante nella quale si chiede da parte della Commissione e dei governi un impegno a superare le diseguaglianze di genere nel lavoro e nei salari proprio per prevenire la sempre più marcata disparità in ambito pensionistico.

Durante la loro carriera lavorativa, costellata molto spesso da interruzioni più o meno lunghe di carriere ed orario di lavoro in regime di part-time per la cura familiare, le donne guadagnano in media il 16 % circa in meno rispetto agli uomini. Lo scarto nel guadagno influisce, insieme ad altri fattori, sui futuri diritti alla pensione e può comportare una maggiore esposizione delle donne in vecchiaia al rischio di povertà.

Esistono differenze significative tra gli stati membri per quanto concerne la variazione di percentuale nelle pensioni tra uomini e donne; differenze che oscillano tra il 3,7% e il 48,8% nei paesi dell'EU. I sistemi pensionistici riguardano infatti i singoli stati membri, mentre non esiste un'armonizzazione a livello comunitario. Alcuni Paesi hanno utilizzato un sistema retributivo equo per molti anni, anche prima di entrare nell'UE. Questo si è riflesso nelle pensioni, ovviamente. In altri Paesi invece le donne sono state meno attive economicamente ed impiegate in posti di lavoro di minor rilievo, precari o con contratti part-time.

La crisi economica e sociale che ha investito negli ultimi anni l'Europa ha ulteriormente acuito le disuguaglianze, colpendo soprattutto le persone in posizioni più vulnerabili, che tendono ad essere donne.

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