Fnp Veneto

Domani 4.12 anche la Fnp del Veneto ai presidi per la riforma delle Ipab

Il pdl 25 era stata una promessa elettorale di Zaia ai sindacati dei pensionati, rimasta tale

03/12/2018

La mancata riforma delle Ipab sa da ulteriore presa in giro per i pensionati della Fnp del Veneto. Se è dal lontano 2000 che si attende che la Regione recepisca la legge nazionale che le trasformi a tutti gli effetti in Aziende pubbliche di servizi alla persona (Apsp), nel 2015 il governatore Zaia aveva assicurato ai sindacati dei pensionati che - se rieletto - si sarebbe occupato della questione. Così è stato con la presentazione del pdl 25 nel giugno di tre anni fa che, però, è da quel momento fermo in commissione. Nulla si è fatto, come negli anni precedenti. L'ennesima promessa elettorale rimasta tale.

È per questo che la Fnp del Veneto aderisce alle iniziative promosse su tutto il territorio dalla Cisl, a fianco delle sigle della funzione pubblica Fp e dei servizi Fisascat. Domani, 4 dicembre, ci saranno anche i pensionati ai presidi che si terranno in ogni provincia (vedere tabella). In particolare a quello di Venezia, di fronte a Palazzo Ferro Fini, parteciperà Giancarlo Pegoraro, neoeletto alla segreteria regionale.

Nella riforma delle Ipab si prevede che esse possano scegliere se diventare private (fondazioni/associazioni) o trasformarsi in Apsp, rientrando nella sfera dei servizi socio-sanitari offerti dalla Regione. Spiega Vanna Giantin, segretaria generale della Fnp Veneto: «Le Apsp diventerebbero centri di servizi per la persona aperti al territorio, con un tipo di assistenza non solo residenziale, includendo il centro diurno, l'assistenza domiciliare etc. Un anello fondamentale di quella catena di servizi più vicini alle esigenze degli utenti, specialmente anziani, e delle loro famiglie». La riforma, dunque, è necessaria per superare le storture del sistema al quale si è arrivati oggi: «Non volendo governare il settore - conclude Giantin - in questi anni la Regione ha favorito il libero mercato, e si è arrivati alla situazione di oggi: quote alberghiere insostenibili e l'aumento dei cosiddetti "letti freddi"».

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