Convegno Long Term Care Two

Convegno Long Term Care Two

Edizione 2017 degli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine

17/07/2017

La scorsa settimana Italia Longeva ha organizzato un convegno presso il Ministero della Salute, dedicato al tema della cronicità e dell'assistenza a lungo termine, che ha visto la partecipazione di numerosi esperti del settore socio-sanitario, direttori di Asl, esponenti della programmazione socio sanitaria del Ministero della Salute, geriatri, medici di medicina generale e rappresentati politici.
I dibattiti si sono concentrati sull'analisi dell'attuazione del Piano nazionale Cronicità nelle Regioni e sulla ricerca di un modello alternativo di assistenza socio-sanitaria in grado di dare una risposta adeguata al crescente invecchiamento della popolazione. A latere del dibattito è stata presentata l'indagine “La Babele dell'assistenza domiciliare in Italia: chi la fa, come si fa” a cura di Italia Longeva e Censis, di cui vi riportiamo in breve i dati salienti e due schede.
La ricerca di Italia Longeva ha sviluppato un'analisi di dettaglio per comprendere come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 aziende sanitarie presenti in 11 regioni italiane: un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana.
Dai dati della ricerca si evince che solo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni italiani con patologie croniche riceve assistenza domiciliare a lungo termine. Pur essendo l'alternativa più efficace ed economicamente sostenibile all'attuale modello ospedalocentrico, l'assistenza domiciliare per la cura a lungo termine degli anziani fragili o con patologie croniche ad oggi si può considerare un privilegio nel nostro Paese, se pensiamo alla sua diffusione rispetto ad alcuni Stati del Nord Europa, dove il 20% degli anziani vengono assistiti in casa. In particolare, nel nostro Paese sono assistiti a domicilio solo 370 mila over 65 (dati 2016 non presenti in tabella), a fronte di circa 3 milioni di persone che risultano colpite da disabilità severe, dovute a malattie croniche e che necessiterebbero di cure continuative. Non solo: ciascun paziente riceve in media 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, mentre alcune nazioni europee garantiscono le stesse ore di assistenza in poco più di un mese.
Nel 2016 in media sono stati assistiti in casa 3 anziani su 100, quasi un italiano su 4 ha più di 65 anni, e questo rapporto salirà a 1 su 3 nel 2050. Il dato è preoccupante perché il sistema attuale non sarà in grado di curare tutte queste persone né in ospedale né sul territorio se non verrà ripensato e costruito un modello alternativo efficace e in grado di ridurre le differenze territoriali. Dall'indagine, infatti, emerge un'organizzazione dell'assistenza domiciliare del tutto disomogenea nelle diverse aree d'Italia. Su un totale di 31 attività (quelle a più alta valenza clinico-assistenziale) erogabili a domicilio, all'interno del campione analizzato, solo le Asl di Salerno e Catania le erogano tutte, seguite dalla Brianza e da Milano. Non mancano aree del Paese in cui l'assistenza domiciliare non esiste affatto. Ci sono poi differenze macroscopiche nel numero di ore dedicate dalle ASL a ciascun paziente: si va, per esempio, dalle oltre 40 ore annuali della Asl di Potenza alle 9 ore di Torino. Questa fotografia evidenzia un dato di fondo, ossia che l'Italia non ha ancora dato una risposta univoca, né ha individuato un modello condiviso, per la gestione della più grande emergenza demografica ed epidemiologica del presente e del futuro. L'indagine dice anzitutto che l'assistenza domiciliare in Italia è una vera e propria Babele, nella quale ogni area del Paese parla una lingua diversa e sembra non esserci nessun dialogo. Tuttavia, da questa disomogeneità emergono due tendenze, che possono suggerire altrettante strategie per la domiciliarità che il Sistema sanitario ha il compito e la responsabilità di costruire: anzitutto, tranne rare eccezioni, le prestazioni sono quasi sempre insufficienti nelle aree in cui è meno sviluppata l'integrazione fra servizio sanitario e operatori sociali dei Comuni; in secondo luogo, il costo annuo per assistito a domicilio non cresce in maniera proporzionale al numero di ore dedicate a ogni paziente, al di sopra di una certa soglia diminuiscono le successive richieste di assistenza e quindi sembra innescarsi un'economia di scala che fa decrescere i costi marginali.

Qui di seguito riportiamo le tabelle sui numeri ufficiali dell'Assistenza Domiciliare Integrata tratta dalla ricerca e a seguire il rapporto tra tasso di anziani trattati e il numero medio di ore di Assistenza Domiciliare Integrata erogate.

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