Indagine annuale sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE)

Indagine annuale sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE)

20/07/2017

Il 17 luglio scorso la Commissione europea ha pubblicato l'Indagine annuale sull'occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (ESDE).

Nell'edizione di quest'anno emergono dati importanti sul mercato del lavoro, quali un alto tasso di occupazione con più di 234 milioni di lavoratori e, parallelamente, il più basso tasso di disoccupazione dal 2008. Permane il gap tra occupazione maschile e femminile così come una marcata differenza di genere nelle retribuzioni.

Al di là, però, di un quadro economico di crescita, lenta ma costante, l'analisi mette in evidenza una realtà grave e preoccupante: le generazioni più giovani hanno più difficoltà a trovare un posto di lavoro e sono più frequenti le forme di occupazione atipiche e precarie dalle quali, spesso, derivano minori coperture previdenziali che, con molta probabilità, garantiranno pensioni più basse in rapporto alla remunerazione. Il nostro Paese, tra l'altro, detiene un record tra i più negativi in Europa con il 19,9% di cosiddetti Neet (giovani che non lavorano e non sono impegnati né nello studio né nella formazione) rispetto ad una media europea dell'11,5%.

Un tema centrale dell'indagine ESDE 2017 si concentra, infatti, sull'equità intergenerazionale.

Il pericolo è che, nonostante il progresso sociale ed economico consolidato nelle società europee, i giovani non potranno beneficiare di questa evoluzione positiva come le generazioni precedenti. Tale situazione ha delle ripercussioni su scelte di vita importanti quali la costituzione di un nucleo familiare, la decisione di avere figli o l'acquisto di una casa; tutto ciò può, a sua volta, ripercuotersi negativamente sui tassi di fecondità e sulla crescita.

La popolazione in età lavorativa si ridurrà dello 0,3 % annuo da qui al 2060. Ne deriva anche che i regimi pensionistici saranno alimentati da un minor numero di contribuenti, spesso con versamenti di minore entità e/o irregolari, ed aumenterà il numero dei pensionati che ne dipenderanno.

Le proposte di soluzione, per la Commissione, si incentrano fondamentalmente sul coinvolgimento dei responsabili politici e sulle parti sociali, oltre a continuare a proporre un allungamento dell'età pensionabile. Tra le misure proposte quella di incentivare lo sfruttamento del potenziale umano sul mercato del lavoro, mettendo a disposizione di tutti i gruppi generazionali le giuste competenze e garantendo un rapporto proporzionato tra la durata della vita lavorativa e la speranza di vita; favorire un aumento della fertilità e a una gestione efficace della migrazione, così come il sostegno all'innovazione e una maggiore efficacia della spesa per gli investimenti nelle competenze e nell'istruzione dei giovani e dei meno giovani. Le parti sociali possono, infine, fornire un importante contributo per colmare il divario tra i lavoratori più e meno giovani e promuovere un mercato del lavoro più equo per tutti.

Misure importanti che, se attuate efficacemente, potrebbero portare a dei cambiamenti positivi. Ma è cronaca di tutti i giorni la constatazione che, per esempio, le migrazioni, di per sé un forte potenziale per contrastare il calo demografico e per risollevare la produzione e favorire il progresso economico in generale, siano diventate un elemento di conflitto sociale e di disagio in assenza quasi totale di una politica comunitaria chiara ed efficacia che regoli l'accoglienza e, soprattutto, l'integrazione degli immigrati. L'allungamento dell'età pensionabile, d'altronde, non può continuare a rappresentare una soluzione per garantire la sostenibilità previdenziale, considerando che già molti Paesi europei hanno approvato nel corso degli ultimi decenni riforme che hanno allungato l'età pensionabile. Il nodo rimane sempre quello di pensare e realizzare dei sistemi di tutela sociale sostenibili ed equi, capaci di garantire alle generazioni future una qualità di vita degna ed adeguata. Attraverso misure concrete che riflettono i bisogni reali delle persone, che non sono solo dei numeri che alimentano periodicamente le statistiche dei tanti studi che vengono elaborati.

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