Pensioni in Unione Europea. Forte divario tra uomini e donne

Pensioni in Unione Europea. Forte divario tra uomini e donne

L'editoriale dell'ultimo numero di Contromano

27/07/2017

Ha raggiunto quasi il 40% il divario pensionistico tra uomini e donne nell'Unione Europea.

E' questa la denuncia dell'Europarlamento espressa in una risoluzione non vincolante nella quale si chiede da parte della Commissione e dei governi un impegno a superare le diseguaglianze di genere nel lavoro e nei salari proprio per prevenire la sempre più marcata disparità in ambito pensionistico.

Durante la loro carriera lavorativa, costellata molto spesso da interruzioni più o meno lunghe di carriere ed orario di lavoro in regime di part-time per la cura familiare, le donne guadagnano in media il 16 % circa in meno  rispetto agli uomini. Lo scarto nel guadagno influisce, insieme ad altri fattori, sui futuri diritti alla pensione e può comportare una maggiore esposizione delle donne in vecchiaia al rischio di povertà.

Esistono differenze significative tra gli stati membri per quanto concerne la variazione di percentuale nelle pensioni tra uomini e donne; differenze che oscillano tra il 3,7% e il 48,8% nei paesi dell'EU.  I sistemi pensionistici riguardano infatti i singoli stati membri, mentre non esiste un'armonizzazione a livello comunitario. Alcuni Paesi hanno utilizzato un sistema retributivo equo per molti anni, anche prima di entrare nell'UE. Questo si è riflesso nelle pensioni, ovviamente. In altri Paesi invece le donne sono state meno attive economicamente ed impiegate in posti di lavoro di minor rilievo, precari o con contratti part-time.

La crisi economica e sociale che ha investito negli ultimi anni l'Europa ha ulteriormente  acuito le disuguaglianze, colpendo soprattutto le persone in posizioni più vulnerabili, che tendono ad essere donne.

In questo senso, considerando che l'Unione europea ha principalmente competenze di "sostegno" in materia di sistemi pensionistici, in base a quanto contenuto nei 37 punti contenuti nelle proposta di risoluzione del Parlamento Europeo per il superamento del divario pensionistico tra uomini e donne, occorre,  tra le altre cose:

  1. garantire l'aumento del livello di occupazione femminile, quale condizione essenziale per eliminare il divario pensionistico derivato da svantaggi accumulati dalle donne sul mercato del lavoro per tutta la vita;
  2. garantire altresì la parità tra donne e uomini sul piano della retribuzione e degli obblighi di assistenza, eliminando le ineguaglianze di genere nel lavoro retribuito e non retribuito, nonché di promuovere un'equa ripartizione delle responsabilità, dei costi e dell'assistenza; a tale proposito,  è necessario assicurare l'accesso universale a servizi (sociali) di interesse generale di qualità e l'esigenza di proposte specifiche che permettano di conciliare meglio la vita professionale e la vita privata;
  3. allineare le politiche pensionistiche ad adeguate politiche lavorative e di invecchiamento attivo per ridurre il divario retributivo e pensionistico;
  4. assicurare una pensione dignitosa, fondamentale per combattere la povertà fra gli anziani; in questo senso,  la femminilizzazione della povertà è il risultato di diversi fattori, tra cui il divario retributivo e pensionistico di genere, le responsabilità familiari e le conseguenti interruzioni del lavoro, nonché i sistemi di sostegno e tassazione inadeguati che interessano le famiglie monoparentali il cui capofamiglia è una donna;  
  5. evidenziare l'importante ruolo svolto dalle pensioni di reversibilità nel tutelare molte donne anziane dal rischio più elevato di povertà ed esclusione sociale con cui si confrontano rispetto agli uomini anziani; in questa direzione gli Stati membri sono invitati a riformare, ove necessario, i sistemi pensionistici di reversibilità e le pensioni di vedovanza al fine di non penalizzare le donne non sposate; invita gli Stati membri a studiare, con il sostegno della Commissione, gli effetti sulla povertà e sull'esclusione sociale delle donne anziane dei vari sistemi che prevedono pensioni di reversibilità, alla luce delle elevate percentuali di divorzi e di coppie non sposate, e a valutare la possibilità di predisporre strumenti giuridici volti a garantire la ripartizione dei diritti pensionistici in caso di divorzio.

Vale la pena infine riportare il punto della proposta di risoluzione che chiama in causa il ruolo importante svolto dalle parti sociali nel discutere le questioni relative al salario minimo, pur nel rispetto del principio di sussidiarietà; si tratta di un ruolo importante dei sindacati e degli accordi di contrattazione collettiva per assicurare che le persone anziane possano accedere a pensioni pubbliche in linea con i principi della solidarietà fra generazioni e dell'uguaglianza di genere.

In Italia, nonostante l'esistenza di una legge, la n. 125 del 1991, che prevede pari responsabilità familiari e professionali per uomini e donne, molti indicatori dimostrano che siamo ancora lontani dal realizzarle: le pensioni sono uno di questi indicatori e confermano, purtroppo, l'assenza di parità.

La seconda fase del Tavolo tecnico con il Governo, avrà tra i vari punti, proprio quello della valorizzazione, a livello contributivo, dei periodi di cura dei figli e dei familiari in situazione di handicap o non autosufficienza come periodi di contribuzione figurativa, in modo da aumentare l'importo della pensione.

(Patrizia Volponi, Segretario Nazionale FNP CISL)

Torna alle notizie