Immigrazione, presentato il Dossier Statistico 2017

Immigrazione, presentato il Dossier Statistico 2017

31/10/2017

Lo scorso 26 ottobre è stato presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2017, del Centro Studi e Ricerche IDOS. Il Dossier, giunto alla sua 27ª edizione, rappresenta uno strumento indispensabile per cercare di comprendere un fenomeno complesso quale quello dell'immigrazione e ormai strutturale del nostro tessuto socio-economico.
Quest'anno si è avvalso del contributo di più di 130 autori del mondo accademico, sociale, associativo e istituzionale, con il supporto dei dati statistici più aggiornati che fanno del rapporto uno degli studi più validi non solo dal punto di vista quantitativo dei dati forniti ma anche, e soprattutto, per il valore qualitativo delle analisi e riflessioni in esso contenute.
Alla presentazione di quest'anno hanno partecipato vari esponenti del mondo sociale e religioso, oltre che rappresentanti delle istituzioni. Luca Anziani, vice moderatore della Chiesa Valdese, ha sottolineato l'urgenza di cambiare i modelli culturali che portano ai sempre più numerosi atti di razzismo e xenofobia. Una società multietnica e multiculturale è divenuta la normalità nel nostro Paese, da qui diviene fondamentale il modo in cui affronteremo lo scontro sociale che le migrazioni e la presenza straniera ha determinato. Oggi stiamo costruendo il futuro dell'Italia e dell'Europa e il nostro Paese ha una grande responsabilità in questo processo, in quanto rappresenta un ponte sul Mediterraneo. Il Dossier, conclude Anziani, è un aiuto prezioso per costruire un nuovo patto di cittadinanza solidale.
Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, si è soffermato sui limiti e le debolezze dell'accoglienza offerta in Italia alla massa sempre crescente di immigrati. Si tratta di un'accoglienza precaria, di un'accoglienza interessata ai risvolti economici, come tanti fatti di cronaca sulle collusioni e infiltrazioni illegali hanno dimostrato, infine, spesso si tratta di un'accoglienza ostile e ottusa. I tempi di attesa per ottenere una risposta alla richiesta di accoglienza sono molto lunghi, possono passare anche tre anni, con l'inevitabile conseguenza che tante persone diventano esseri umani invisibili. Situazione inaccettabile in un Paese che si definisce civile.
Insaf Dimassi, studentessa di origini tunisine e rappresentante delle seconde generazioni candidate alla cittadinanza italiana, ha ricordato i tanti paradossi legati al mancato riconoscimento della cittadinanza e le tante difficoltà che le persone come lei affrontano nella quotidianità derivanti dal mancato esercizio di diritti quali, per esempio, il voto o la possibilità di partecipare a concorsi pubblici una volta laureati. È urgente sanare queste mancanze per dare piena titolarità di diritti a tanti giovani arrivati bambini nel nostro Paese o nati da genitori stranieri. La legge sullo Ius soli, attualmente in discussione al Senato, pur con i suoi limiti e debolezze, rappresenta, in questo senso, un passo fondamentale verso la piena integrazione.
Mario Giro, viceministro degli Affari Esteri, infine, ha ricordato l'importanza dei dati statistici contenuti nel Dossier, perché sono essi che ci danno una reale dimensione dei fenomeni in atto. Di fronte alla paura nei confronti del diverso, prodotto di questa globalizzazione, gli “imprenditori” della paura hanno creato un pericoloso clima di intolleranza che ci riporta a epoche passate. Il tema dell'immigrazione è diventato un tema antropologico, non solo sociale. È necessario affrontarlo con la maggiore oggettività possibile per gestire uno scontro di civiltà ormai in atto.
Ed effettivamente i dati contenuti nel Dossier confermano che la dimensione dell'immigrazione in Italia, pur importante e con implicazioni socio-economiche notevoli, va decisamente collocata in ambiti più realistici rispetto alle percezioni di vasta opinione pubblica e alla propaganda populista di varia origine.
La stima della presenza straniera regolare complessiva è, secondo il Dossier, di 5.359.000 persone, di cui il 20,6% minori e il 3,7% over 65. Le prime dieci collettività di residenti sono: Romania (23,2%), Albania (8,9%), Marocco (8,3%), Cina (5,6%), Ucraina (4,6%), Filippine (3,3%), India (3,0%), Moldavia (2,7%), Bangladesh (2,4%), Egitto (2,2%).
Gli italiani all'estero, in base ai dati delle Anagrafi consolari, sono 5.383.199 (150 mila in più rispetto al 2015). Si tratta, secondo l'IDOS di una sottostima dei movimenti reali; con riferimento agli archivi dei Paesi di principale destinazione degli emigrati italiani (Germania e Regno Unito), si calcola che, complessivamente, nel 2016 siano espatriati almeno 285.000 italiani, una vera e propria emorragia.
Tra il 2007 e il 2016 la popolazione straniera residente in Italia è aumentata di 2.023.317. Oltre agli ingressi temporanei, sono continuati i flussi che si sono poi tradotti in insediamento stabile: il maggior numero di visti è stato rilasciato per motivi familiari (49.013), studio (44.114), lavoro subordinato (17.611), motivi religiosi (4.066), adozione (1.640) e residenza elettiva (1.274). inoltre, sono stati rilasciati 131.559 visti nazionali che autorizzano a una permanenza superiore ai 3 mesi. Seppure ridotte, le quote programmate per i nuovi lavoratori non comunitari sono state 13.000 per gli stagionali e 17.850 per tutti gli altri comparti, in larga misura (14.250) riservate a cittadini già presenti in Italia e interessati a convertire il proprio titolo di soggiorno (ad esempio, da studio a lavoro).
Significativo è anche l'aumento degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana, principalmente per naturalizzazione (dopo 10 anni di residenza) e a seguito di matrimoni con cittadini italiani. Le acquisizioni di cittadinanza sono passate da appena 35.266 nel 2006 a 201.591 nel 2016.
Gli arrivi via mare sono passati dai 153.842 del 2015 ai 181.436 del 2016 (+17,9%) e le richieste d'asilo, secondo Eurostat, da 84.085 a 122.960 (+46,2%). L'Italia si colloca a livello mondiale subito dopo la Germania, gli Stati Uniti, la Turchia e il Sudafrica per domande d'asilo ricevute (Unhcr). I minori non accompagnati sono stati 25.843 e sono ben 6.561 quelli che, censiti, si sono poi resi irreperibili.
Gli occupati con cittadinanza straniera sono 2.401.000 (+42.000 unità), con un'incidenza del 10,5% sul totale. Sono impiegati principalmente nei servizi (66,4%), nell'industria (27,5%) e in misura residuale nel settore agricolo (6,1%). Il tasso di occupazione è leggermente risalito (59,5%) e, seppure più basso rispetto al passato, supera di due punti percentuali quello degli italiani. D'altra parte, però, il tasso di disoccupazione degli stranieri (15,4%) è più alto rispetto a quello degli italiani (11,2%).
Le donne rappresentano il 44,8% degli occupati stranieri (incidenza in calo). Gli stranieri, per oltre i due terzi svolgono professioni non qualificate o operaie (solo il 6,7% professioni qualificate). Sono spesso sovraistruiti rispetto alle mansioni svolte (37,4% contro il 22,2% degli italiani); 1 su 10 è sottoccupato. La loro retribuzione (in media 999 euro netti mensili) è inferiore del 27,2% rispetto a quella degli italiani.
Sempre nel mercato del lavoro, ricordiamo che alla fine del 2016 erano 571.255 le imprese a gestione immigrata (+3,7% in un anno rispetto a -0,1% delle imprese gestite da italiani); 453.000 delle quali sono a carattere individuale. Le collettività più coinvolte sono, nell'ordine, Marocco, Cina, Romania e Albania.
Per quanto riguarda l'appartenenza religiosa degli immigrati, sfatiamo i timori islamofobi di una invasione musulmana, in quanto si conferma una netta prevalenza dei cristiani (53,0%, in prevalenza ortodossi poi cattolici e protestanti). Seguono musulmani (32,6%), religioni orientali (6,9%, di cui 3,0% induisti e 2,3% buddhisti), atei/agnostici (4,7%), altre religioni (1,7%).
Il tasso di criminalità per 100 mila abitanti, secondo Eurostat, è più basso tra gli stranieri che tra gli italiani (500,26 per i primi e 1.076,50 per i secondi). Nel periodo 2008-2015 le denunce contro italiani sono aumentate del 7,4% mentre quelle contro stranieri sono diminuite dell'1,7%.
Relativamente ai temi che riguardano più strettamente la nostra categoria, il Dossier sottolinea il peso positivo degli immigrati in ambito previdenziale. In occasione della presentazione del bilancio 2016, il presidente dell'Inps Tito Boeri ha dichiarato che senza immigrati il Paese nei prossimi 22 anni potrebbe risparmiare 35 miliardi di euro di prestazioni a loro destinate, ma allo
stesso tempo questo si tradurrebbe in 73 miliardi di entrate contributive in meno, con una perdita netta di 38 miliardi di euro. È innegabile il beneficio che le casse dello Stato ricevono dai versamenti dei lavoratori stranieri, senza dimenticare che molti di loro corrono il rischio di perdere i contributi nel momento in cui decidono di rientrare nel paese d'origine e non vengono adeguatamente informati sulle procedure da seguire per richiedere poi la pensione maturata in Italia.
I cittadini non comunitari beneficiari di trattamenti pensionistici (escluse le gestioni dell'ex Inpdap ed ex Enpals) sono stati 43.830 su un totale di 14.111.464 (0,3%). La componente femminile dei pensionati non comunitari è particolarmente alta (64,0%). Le pensioni erogate sono così distribuite: vecchiaia (39,2%), superstiti (36,4%), invalidità (24,4%). Si tratta per la maggior parte di pensionati stranieri che vivono in Italia (89,3%) mentre solo il 10,7% percepisce la pensione all'estero.
Per quanto riguarda le pensioni assistenziali, i beneficiari non comunitari nel 2016 erano 65.161 (di cui il 54,8% donne) su un totale di 3.915.126 (1,7%). Il 46,7% ha una pensione sociale, il 35,7% di invalidità civile e il 17,7% di accompagnamento, registrandosi una maggiore frequenza di bassi redditi e di infortuni sul lavori.
Il Dossier, come ogni anno, dedica una sezione al sindacato, che costituisce indubbiamente un fattore importante di integrazione. Gli iscritti stranieri a Cgil, Cisl e Uil sono 928.620, con una incidenza del 7,9% sul totale (pensionati inclusi). Le regioni settentrionali, con una prevalenza del Nord-Est, registrano il maggior numero di iscritti. Inoltre, il peso degli iscritti attivi tra gli stranieri è più alto rispetto agli italiani così come è molto alto il rapporto tra numero di iscritti e numero complessivo di lavoratori: nel 2016, infatti, la percentuale dei lavoratori stranieri iscritti al sindacato sul totale dei lavoratori stranieri dipendenti è stata del 43%.
Infine, ricordiamo che gli immigrati che nel 2016 si sono rivolti agli istituti di patronato (Acli, Inca-Cgil, Inas-Cisl e Ital-Uil) per l'assistenza nelle pratiche previdenziali, hanno inciso per un quinto sui 14 milioni di pratiche.
Tutti i dati che abbiamo estrapolato dallo studio dell'IDOS, si inseriscono e si comprendono maggiormente se riferiti ad un contesto globale, prodotto di un modello economico insostenibile e iniquo. A luglio 2017 i migranti nel mondo sono 253 milioni, annualmente 2,3 milioni di persone emigrano nei paesi a sviluppo avanzato. Entro il 2050 le proiezioni sulla popolazione mondiale ci dicono che dagli attuali 7,5 miliardi arriveremo a 9,8 miliardi (in media 70 milioni in più all'anno). La popolazione del continente africano passerà da 1,2 a 2,5 miliardi, con un probabile conseguente raddoppio del numero dei migranti. Secondo un'indagine Gallup del 2017, un terzo della popolazione subsahariana e un quarto dei residenti nell'Europa non comunitaria vorrebbe emigrare. Tra i paesi destinatari di questi possibili flussi migratori si trova anche l'Italia (al 9° posto tra tutte le destinazioni), con 14 milioni di potenziali migranti.
Il quadro è poi aggravato dai movimenti migratori determinati dai conflitti. Oggi sono 27 i conflitti in atto.
Di fronte a queste prospettive future, è urgente un maggiore intervento dell'Unione Europea, scandalosamente poco presente se non del tutto assente in questo tema. È necessario invertire un processo che vede nelle migrazioni solo un fenomeno negativo e causa di tutti i mali attuali delle nostre società, e riconsiderarlo nella sua specificità: un fenomeno sempre presente nella storia dell'umanità e in quanto tale inarrestabile. Non si possono fermare i flussi di tanta umanità disperata, ma è fondamentale regolarizzarli e, soprattutto, lavorare sull'accoglienza di coloro che possono rappresentare un arricchimento economico e culturale per i paesi di destino. In questo senso il sindacato ha dato e continua a dare il suo importante contributo all'integrazione, riconoscendo e valorizzando da tempo l'indispensabile apporto delle comunità straniere al mondo del lavoro e alla società civile nel suo complesso.

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