Le tendenze demografiche in Italia: pubblicati i dati Istat del 2017

Le tendenze demografiche in Italia: pubblicati i dati Istat del 2017

09/02/2018

L'Istat ha pubblicato i dati sugli indicatori demografici del Paese. I risultati sono relativi al 2017 e rappresentano la prima fonte ufficiale delle tendenze demografiche dell'Italia in attesa di sostituzione dei medesimi con quelli definitivi, il cui rilascio è previsto entro il mese di dicembre.

Al 1° gennaio 2018, la popolazione ammonta a 60 milioni 494mila residenti, quasi 100mila in meno sull'anno precedente (-1,6 per mille). Nel 2017 si conteggiano 464mila nascite, nuovo minimo storico e il 2% in meno rispetto al 2016, quando se ne ebbero 473mila.

L'invecchiamento della popolazione è influenzato da molteplici fattori che comprendono i livelli di mortalità, di fecondità, i servizi per la salute e gli stili di vita degli individui. Fattori che non smettono di far sentire la loro azione anche in Italia e che, a ritmo lento ma regolare, stanno progressivamente mutando il profilo per età della popolazione. Il 22,6% della popolazione ha un'età superiore o uguale ai 65 anni, il 64,1% ha età compresa tra 15 e 64 anni mentre solo il 13,4% ha meno di 15 anni. L'età media della popolazione ha oltrepassato i 45 anni.

Nonostante alcune oscillazioni riscontrate negli ultimi cinque anni, frutto del mutevole andamento delle condizioni climatico-ambientali e dell'alterna virulenza delle epidemie influenzali stagionali, la serie storica dei decessi continua a manifestare un palese processo di crescita. Nel 2017 si stimano 647mila decessi, 31mila in più del 2016. E' opportuno sottolineare che il numero dei decessi dipende anche dall'ampiezza e dalla struttura per età della popolazione. Nel momento in cui gli individui tendono a vivere più a lungo, favorendo contestualmente la conservazione e l'invecchiamento della popolazione, è normale attendersi un andamento crescente dei decessi e del tasso di mortalità.

Non si rilevano variazioni significative, invece, sulla speranza di vita alla nascita: 80,6 anni per gli uomini e 84,9 anni per le donne. Nel Nord-est del Paese, gli uomini possono contare su 81,2 anni di vita media (+0,1 sul 2016) e le donne su 85,6 (invariata). Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,8 anni per gli uomini (-0,1 sul 2016) e 84,1 per le donne (-0,2). Tra le residenti nella Provincia di Trento, le più longeve nel 2017 con 86,3 anni di vita media, e le residenti in Campania, che con 83,3 anni risultano in fondo alla graduatoria, corre una differenza di 3 anni esatti di maggior sopravvivenza. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto, e pari a 2,7 anni: come per le donne, la differenza che intercorre tra la vita media dei residenti in Provincia di Trento (81,6) e i residenti in Campania (78,9).

Rispetto a 10 anni fa le distanze tra le classi di età più rappresentative si sono ulteriormente allungate. Le persone che prevalentemente sono da ritenersi in età di pensionamento hanno cumulato 2,4 punti percentuali in più rispetto al 2008 mentre, al contrario, le persone prevalentemente in condizione attiva o formativa sono rispettivamente scese di 1,6 e 0,7 punti percentuali.

Quale ulteriore conseguenza, i rapporti intergenerazionali si stanno anch'essi gradualmente modificando. L'indice di dipendenza degli anziani, ad esempio, risulta oggi pari al 56,1%, registrando un incremento di 4 punti percentuali sul 2008. La popolazione in età attiva, rimasta per decenni stabilmente ancorata ai due terzi della popolazione totale, ha avviato da alcuni anni sia un percorso di regolare declino numerico sia un processo di invecchiamento al suo interno. Infatti, mentre la popolazione in età 15-39 anni scende dal 31,5% al 27%, quella in età 40-64, ovvero quella che ancora comprende al suo interno le generazioni nate negli anni del baby-boom, cresce dal 34,2% al 37,1%.

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