Un bambino italiano su tre è a rischio di povertà

Un bambino italiano su tre è a rischio di povertà

Questi i dati contenuti nella nota pubblicata dall'EPIC, la piattaforma europea per il sostegno all’infanzia

24/05/2018

L'EPIC (Piattaforma europea per il sostegno all'infanzia) ha pubblicato Combattere la povertà infantile e l'esclusione sociale nell'UE: come i meccanismi di finanziamento dell'UE possono aiutare, una nota politica che fornisce una panoramica dei vari strumenti di finanziamento disponibili a livello UE e come possono essere utilizzati dagli Stati membri e dalle ONG.
La povertà infantile rimane ancora una sfida in molti paesi dell'UE. Le ultime cifre di Eurostat mostrano che il 26,4% dei bambini nell'UE vive in condizioni di povertà o esclusione sociale, passando dal 13,8% dei giovani di età inferiore ai 17 anni in Danimarca al 49,2% della stessa fascia di età in Romania.
Risale al febbraio 2013 la raccomandazione della Commissione europea "Investire nell'infanzia: rompere il ciclo di svantaggio" nella quale si invitano gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti finanziari disponibili per massimizzare i finanziamenti di iniziative focalizzate sui bambini.
Ciononostante, nel 2015 il Parlamento europeo ha evidenziato che la maggior parte degli Stati membri finora ha prestato scarsa attenzione all'utilizzo dei fondi strutturali per combattere i tassi di povertà ancora in allarmante crescita tra i bambini dell'UE e per promuovere la loro inclusione sociale e il loro benessere generale, e ha raccomandato con maggiore enfasi l'uso dei fondi strutturali per sostenere l'attuazione della raccomandazione.
Per quanto riguarda nello specifico il nostro Paese, si fa riferimento ad alcune misure politiche adottate negli ultimi anni.
Il tasso di fertilità continua a scendere: nel 2015, il numero medio di bambini per donna è sceso a 1,35 rispetto a 1,46 del 2010, posizionandosi tra i più bassi in tutta l'UE. Tra le misure di sostegno alle famiglie e di promozione dell'aumento della fertilità adottate dal governo italiano, si ricorda il bonus per bambini di €80 mensili per famiglie a basso reddito e, a partire dal 2017, la somma forfettaria di €800 per le neo mamme. Il livello italiano di povertà infantile è superiore alla media europea (27,1%), con un bambino su tre (33,5%) a rischio di povertà o esclusione sociale. Quale nuovo strumento di inclusione si cita il REI, che beneficerà 400.000 famiglie all'anno, circa 1,7 milioni di persone, tra cui 800.000 minori.
Elemento che incide nella povertà infantile è il tasso di occupazione. Nel 2016, il tasso di occupazione maschile era del 66,5% mentre il tasso di occupazione femminile era del 48,1%, tra i più bassi in tutta l'UE e molto inferiore ai tassi medi dell'UE, rispettivamente del 71,9% e del 61,4%. La percentuale aumenta per quanto riguarda i genitori di bambini di età inferiore ai 6 anni, con l'85,8% dei padri e il 52,5% delle madri che lavorano. Si tratta, comunque, di percentuali ancora inferiori alle medie UE, rispettivamente dell'88,2% e del 61,4%.
Il documento ricorda l'estensione del congedo parentale obbligatorio per i padri occupati ad una durata di due giorni (quattro giorni nel 2018), introdotta con la Legge finanziaria del 2017 (legge n. 232/2016); tuttavia si ritiene tale misura ancora insufficiente a promuovere un'efficace riconciliazione famiglia-lavoro per entrambi i genitori.
La quota del PIL destinata alle famiglie e ai bambini è aumentata gradualmente negli ultimi anni, dall'1% nel 2006 all'1,6% nel 2014. Nonostante la tendenza crescente, la spesa pubblica per famiglie e bambini rimane ben al di sotto della media UE, 2,4% del PIL.
Nel 2015, la percentuale di bambini sotto i 3 anni che frequentavano servizi formali per l'infanzia era del 27,3% (la media UE era del 30,3%), con il 10,4% di bambini che frequentavano fino a 29 ore settimanali e il 16,9% oltre 30 ore settimanali. Tra i bambini di età compresa tra 3-5 anni, l'85,9% ha frequentato servizi di assistenza all'infanzia formale, quota leggermente superiore rispetto alla media UE dell'83,3%. La maggior parte dei bambini di 3-5 anni (62,6%) ha partecipato a servizi di assistenza all'infanzia per più di 30 ore settimanali. La nota ricorda che per sostenere la frequenza delle cure formali, è stata introdotta una prestazione in denaro annua di €1.000 per aiutare le famiglie a coprire le spese relative ai servizi di assistenza pubblica e privata per i bambini al di sotto dei 3 anni affetti da malattie croniche (Legge 232/2016).
Nel 2016 il Consiglio dei ministri ha approvato il IV Piano nazionale di azione e intervento per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti, valido per il biennio 2016/2017. Era strutturato in quattro macro aree di intervento: focus su bambini e povertà delle famiglie; servizi socio-educativi per la prima infanzia e qualità del sistema educativo; strategie e azioni per l'integrazione educativa e sociale; supporto alla genitorialità, sistema di servizi integrati e sistema di protezione. Siamo ancora fermi al IV Piano, senza che si intravedano segnali di continuità in questo senso.
La nota fa riferimento anche a dati OCSE, che confermano un aumento della povertà in Italia durante la crisi economica, e i bambini rappresentano la fascia d'età più colpita. L'organizzazione ha invitato l'Italia a intraprendere azioni urgenti per ridurre la povertà dei bambini. Preoccupazioni simili sono state condivise dall'ONG Save the Children, che sostiene che un terzo dei bambini italiani sono a rischio di povertà ed esclusione sociale.
Nonostante il panorama non sia dei migliori, si riconosce che l'Italia ha adottato una posizione forte sui diritti dei bambini, ispirata ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e in particolare all'articolo 12, che riconosce che i minori hanno il diritto di essere ascoltati. L'applicazione di questo diritto in Italia è stata ampiamente concettualizzata come "partecipazione", sebbene il termine stesso non figuri nella Convenzione. Questa domanda riguarda sia i minori nazionali italiani che i minori stranieri residenti in Italia, il che significa che i minori non sono più percepiti come destinatari passivi di assistenza e protezione, o beneficiari accidentali di decisioni politiche.
Altra legge il cui valore viene riconosciuto è la legge 47/2017, che garantisce misure che migliorano il sostegno e la protezione dei minori migranti non accompagnati in Italia. Questa nuova legge è concepita per regolare tutti gli aspetti della vita dei minori migranti non accompagnati, incluso il diritto di essere ascoltati nei procedimenti amministrativi e giudiziari, anche in assenza di un tutore, promuovendo un modello di tutela che pone un accento particolare sulla partecipazione del bambino a tutte le decisioni che le riguardano.
Per chi volesse leggere lo studio integrale, è disponibile in lingua inglese a questo link.

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