Per uscire dalla crisi: note per un nuovo Patto Sociale

Per uscire dalla crisi: note per un nuovo Patto Sociale

03/08/2020

L'intero sistema economico mondiale sta affrontando una crisi senza precedenti. Una crisi sanitaria globale, detta appunto pandemia, ha sabotato i delicati ingranaggi dell'economia globale, fondata su equilibri instabili sia di natura monetaria (la de-regolamentazione finanziaria) che reale (le sempre più complesse catene di produzione internazionali).

Inevitabilmente la politica economica, effettuata o da realizzare a sostegno di un'economia a rischio collasso, diviene protagonista di questa fase presente di crisi, e delle fasi successive, si spera, di rilancio.

Presentiamo il breve saggio dell'economista Prof. Berrini, dove il filo conduttore di è il dilemma, che peraltro si presenta ogni volta che si debbano affrontare crisi economico-sociali di questa gravità, tra ripresa (recovery) e riforma (reform).

In altre parole se la politica economica deve avere come suo obiettivo principale quello di consentire al sistema economico di riprendere il suo “normale” cammino, oppure “sfruttare” l'occasione della crisi per porsi traguardi più lungimiranti di cambiamento degli assetti economico-sociali che hanno condotto, o non sono stati in grado di affrontare, quella crisi.

Sulla base di questo filo conduttore, nel saggio dopo aver analizzato la natura della crisi economica odierna e i possibili scenari futuri, si sono esaminati i principali interventi messi in atto dalla politica economica per affrontarla, sia in ambito “fiscale” che “monetario”.

E' a questo punto del nostro itinerario che emerge con forza il tema del “debito”, ossia di come ripagare le immense risorse necessariamente oltre che giustamente impiegate per evitare il disastro economico imminente.

L' “uscita monetaria” dalla crisi, ossia creando moneta (ciò che si definisce la “monetizzazione del debito”) non è priva di rischi economici e contraddizioni sociali. I rischi riguardano la possibilità che una deflazione da debito, dunque una grave recessione, dovuta a un “eccesso di debiti”, si sommi ai possibili effetti inflazionistici della monetizzazione del debito. Uno scenario dagli effetti, non solo economici, devastanti.

Ma anche nel caso in cui questo scenario non si realizzasse, gli alti debiti da finanziare, lasciati in eredità dalla crisi, finirebbero per sottrarre decisive risorse per la crescita futura e la sostenibilità dei sistemi di welfare. Risorse che peraltro si trasformerebbero in rendite finanziare dagli effetti distributivi ben noti perché favorirebbero i patrimoni sui redditi.

L'alternativa è la mobilitazione di risorse che non siano solo debito, attraverso l'istituzione di un nuovo Patto sociale che coinvolga tutti gli attori presenti nell'arena economica.

Ciò richiede un nuovo contratto sociale che ristabilisca nel rapporto capitale-lavoro quel senso di condivisione di obiettivi e di benefici tra lavoratori e imprenditori andato perduto negli ultimi 40 anni.

Dunque un modello di relazioni industriali di tipo partecipativo come strumento di una politica economica che abbia nel Patto sociale il suo punto di riferimento fondamentale.

Spetta al sindacato, e in particolare alla Cisl, che da sempre ha individuato nella partecipazione un suo fondamentale orizzonte strategico, il compito non facile ma inderogabile di diventare protagonista nel sostenere tale progetto.

Una crisi di una gravità straordinaria rischia di condurci a derive sociali allarmanti in grado di mettere a repentaglio gli assetti democratici, magari non formali ma sicuramente sostanziali, delle nostre società.

Possiamo concludere, utilizzando le categorie del sociologo Aldo Bonomi, che gli esiti della sfida quotidiana tra “rancore”, “cura”, “operosità” determinerà la configurazione delle nostre società.

Compito del sindacato è fare da ponte tra “cura” (di cui i lavoratori della sanità sono stati i migliori interpreti) e “operosità” per sconfiggere il “rancore”.

In breve un altro modo per dire partecipazione. Serve un nuovo “umanesimo industriale”: primo compito del sindacato in questo ambito è presidiare la dignità del lavoro e la sua equa retribuzione.

NOTE dall' INTRODUZIONE E PREFAZIONE:

L'alternativa è la mobilitazione di risorse che non siano solo debito, attraverso l'istituzione di un nuovo patto sociale fondato, come sottolinea Annamaria Furlan nella Prefazione, su «relazioni industriali moderne e partecipative».

Questa crisi rischia di condurci a derive sociali allarmanti in grado di rompere i legami di coesione delle nostre società, e in particolare, come ricorda Piero Ragazzini nell'Introduzione, di quelli di «solidarietà generazionale», prospettandoci «un futuro senza memoria».

Torna alle notizie