L’Italia che cambia chiede una nuova idea di società
Viviamo più a lungo, spesso anche in salute, ma nascono meno bambini e cresce il numero delle persone che vivono da sole.
L’Italia è cambiata. E continua a cambiare.
Viviamo più a lungo, spesso anche in salute, ma nascono meno bambini e cresce il numero delle persone che vivono da sole.
A queste si sommano 4 milioni di anziani non autosufficienti e i loro caregiver.
È una trasformazione profonda che riguarda tutti noi e il modo in cui viviamo le nostre comunità.
Questo cambiamento ha un nome: inverno demografico.
Non è una sorpresa.
Lo sappiamo da decenni. I dati erano sotto gli occhi di tutti.
È un po’ come una grande diga che si svuota lentamente.
All’inizio il livello dell’acqua si abbassa di pochi centimetri e quasi nessuno se ne accorge.
Poi passano gli anni e ci rendiamo conto che quell’acqua non serviva soltanto a riempire un bacino.
Alimentava le scuole, i servizi, il lavoro, le attività economiche, le relazioni sociali.
Alimentava la vita delle nostre comunità.
Il problema non è che oggi viviamo più a lungo. Anzi, questa è una delle più grandi conquiste della nostra società.
Il problema è che la società non è stata ripensata.
Servizi, città, trasporti, sanità e welfare sono ancora organizzati pensando a un’Italia che, nel frattempo, è profondamente cambiata.
E allora la vera domanda è: come rispondiamo a questa trasformazione?
Dobbiamo riprogettare la società.
Investire nella sanità territoriale e nella prevenzione. Costruire città più vicine alle persone e potenziare le aree interne che altrimenti si spopolano.
Rafforzare i servizi di prossimità, sostenere chi si prende cura di un familiare, stare accanto a chi vive da solo, promuovere l’invecchiamento attivo.
E soprattutto dobbiamo progettare comunità in cui giovani e anziani non siano messi gli uni contro gli altri, ma diventino una risorsa gli uni per gli altri.
L’inverno demografico non è una condanna, è una sfida e le sfide si affrontano con idee, partecipazione e responsabilità.
Noi della FNP ci impegniamo ogni giorno in questa direzione, perché il futuro non si aspetta.
Il futuro si costruisce.