Curarsi non è un lusso: la soglia per l'esenzione dal ticket sanitario va alzata
Il ticket sanitario nasce con un obiettivo preciso: contribuire alla sostenibilità del sistema pubblico senza mettere in discussione il diritto universale alla cura. Oggi però, per molte persone, sta diventando qualcosa di diverso.
Tra codici di esenzione, soglie di reddito ferme da troppi anni, regole differenti da Regione a Regione e procedure spesso complicate, orientarsi è diventato difficile persino per chi avrebbe diritto ad essere esente.
Quando il sistema diventa troppo complesso, poco accessibile e economicamente insostenibile, la conseguenza è che le persone decidono di rinunciare a curarsi, a fare un controllo, un esame o una visita specialistica.
Per questo chiediamo un intervento legislativo che aggiorni le soglie di reddito per l’esenzione dal ticket sanitario, ferme sostanzialmente da oltre trent’anni.
Oggi, ad esempio, per gli over 65 e i minori di 6 anni l’esenzione nazionale E01 scatta sotto i 36.151,98 euro di reddito familiare complessivo, una soglia prevista dall’articolo 8 della Legge 537 del 1993 e rimasta sostanzialmente invariata nel tempo.
In tutto questo tempo il costo della vita, delle bollette, degli affitti, delle cure e dei beni essenziali è aumentato notevolmente.
C’è stato contemporaneamente un adeguamento parziale delle pensioni al costo della vita (perequazione) che negli anni ha portato molte famiglie indigenti a superare i limiti reddituali massimi per ottenere l’esenzione del ticket per reddito, perdendo così un beneficio senza aver alcun arricchimento reale. È evidente che quei parametri oggi non fotografano più la reale condizione economica di moltissime famiglie perché non sono stati mai adeguati all’inflazione.
Il tema riguarda milioni di cittadini: anziani, bambini ma anche persone con malattie croniche o rare, invalidi, disoccupati, lavoratori in difficoltà economica, e anche tante famiglie che non rientrano formalmente nelle soglie previste e che comunque fanno fatica a sostenere il costo di visite, esami e, dove previsto, delle compartecipazioni regionali sui farmaci.
Negli anni alcune Regioni hanno introdotto codici aggiuntivi, strumenti integrativi o soglie più ampie per determinate categorie di persone, ma il problema di fondo rimane. E in molti casi questo finisce anche per aumentare le differenze territoriali nell’accesso alle cure e nella tutela delle persone più fragili.
La sanità pubblica è uno dei pilastri più importanti del nostro Paese, ma per essere davvero universale deve essere accessibile, sostenibile, comprensibile e vicina alle persone. La prevenzione e la continuità delle cure non possono dipendere da soglie ferme da così tanto tempo e dalla capacità di districarsi nella burocrazia.